Il 21 aprile si è disputata a San Siro la partita tra Milan e Carpi, una partita finita 0-0 che verrà ricordata più per quanto avvenuto prima del fischio d’inizio che per le emozioni accadute in campo.

La premessa necessaria è che qualche giorno prima della disputa si era parlato del presunto arrivo a Milanello di John Maori, il famoso “motivatore” neozelandese. Il maestro dell’haka, a cui il Milan avrebbe affidato il compito di lavorare sulla grinta e sull’autostima dei giocatori rossoneri, avrebbe dichiarato che, così come avviene per i giocatori di rugby della nazionale All Blacks della Nuova Zelanda, anche per i giocatori rossoneri prima di ogni partita sarebbe fondamentale praticare il Tekitanka, la danza di guerra resa celebre dalla nazionale neozelandese di rugby.

Lo stesso club rossonero ha contribuito a diffondere la notizia dandone comunicazione sui canali ufficiali, anche con il coinvolgimento di personaggi noti nel mondo sportivo.

Quando prima della partita però gli 11 giocatori vestiti con la maglia del Milan entrano in campo, i fan sugli spalti assistono increduli al rituale del Tekitanka. Ma qualcosa non torna. Ci si accorge che, in primo luogo, i calciatori rossoneri non sono i veri giocatori del Milan e, in seconda battuta, che il rituale haka è un po’ diverso dal solito: in realtà i giocatori si stanno spalmando una crema, mentre sullo sfondo, compare il marchio della Nivea accompagnato dai claim “Unisciti a noi” e “Questo è il vostro rituale”.
E fu cosi che il ballo di San Siro diventò la celebrazione della cura della propria pelle!

Gli spettatori, diciamo così, non hanno molto apprezzato. In più, il video della scena è stato immediatamente diffuso sui social, diventando virale nel giro di 30 minuti e provocando un certo scalpore, evidenziato in molti commenti del popolo del web.

Uno sportivo è prima di tutto un modello positivo da seguire, per questo la scelta di Nivea si è rivelata difficile da digerire per i fan e per gli amanti del rugby, soprattutto quelli neozelandesi.

Tra l’altro, Nivea aveva già pubblicato sui suoi canali social alcuni video con i giocatori del Milan più rappresentativi, come Montolivo e De Sciglio e il mese scorso ha lanciato la nuova campagna
 Nivea Men con protagonisti quattro campioni rossoneri: Abate, Bertolacci, Bonaventura e Kucka.
Nello spot i giocatori affrontano un energumeno a braccio di ferro o sfidano con determinazione un tornado. Il sottofondo musicale molto rock, che serve a sottolineare la mascolinità della situazione, viene però turbato quando i calciatori avvertono il bisogno di prendersi cura della loro pelle. La loro mascolinità sembra compromessa e la musica rischia di cambiare ma -colpo di scena- per fortuna esiste la nuova Nivea Men Creme, pensata per gli uomini, e per questo capace di rendere maschile anche il gesto di spalmarsi della crema idratante.

Anche se il calcio rimane terreno ricco di possibilità per i marketer, rappresentando la capacità di andare oltre i propri limiti, superare l’avversario, vincere ed entrare nella storia, affrontare in campagne pubblicitarie temi cari al pubblico e densi di valore come questo rimane molto rischioso. In più la decontestualizzazione dell’haka ha portato a una banalizzazione dello stesso e all’impoverimento del significato di una gestualità condivisa.

Un epic fail ammesso anche da Nivea in Australia, che ha pubblicato sulla sua pagina le scuse per ciò che è successo in Italia, ma anche un’occasione persa citata addirittura da Mashable “Can you imagine club legends Paolo Maldini, Gennaro Gattuso or Clarence Seedorf performing a fake haka for their sponsors? It would never happen.”. Senza contare l’articolo del The Telegraph intitolato: “AC Milan perform haka before match – and fans are disgusted”.

Povera Nivea, ma soprattutto, poveri noi!

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